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LIBERA PROFESSIONE NEL SOCIALE: Come e Perchè si diventa Assistente Sociale Privato

Aggiornamento: 3 ago 2022

Quando ho iniziato gli studi accademici, nel 2009, il progetto di diventare un’Assistente Sociale mi sembrava quasi una vocazione. Il corso di studi all’epoca della mia iscrizione era sotto la facoltà di Scienze Politiche (oggi incluso nel Dipartimento di Politica, Cultura e Società) e noi futuri cultori di una professione d'aiuto, fin troppo stereotipata, ci ritrovavamo a seguire moltissime lezioni insieme agli aspiranti avvocati. Ma noi studenti di Servizio Sociale eravamo molto più "stropicciati" e sognanti.


Nel 2013 ho deciso di proseguire gli studi iscrivendomi al corso di laurea Magistrale pensato per le carriere manageriali e le funzioni di coordinamento. Rispetto al percorso in triennale avevo appreso le strategie di adattamento all'ambiente universitario ed elaborato un discreto metodo di studio. Inoltre ci era data la possibilità di proporre un progetto in autonomia da spendere nelle ore di tirocinio, che ho trasformato in una ricerca trasversale, trasportata poi nella tesi di laurea sull’integrazione Socio Sanitaria dei Servizi a tutela dell’Abuso e del Maltrattamento Infantile. Era il 14 Settembre 2014 quando finalmente questa prima parte di lavoro si è conclusa, con la proclamazione a Dottoressa Magistrale in Politiche e Servizi Sociali.


In quegli anni ricordo la curiosità di vedere, di mettermi in gioco nelle relazioni, di sentirmi utile "agli altri". Mi ricordo la delicatezza che occorreva apprendere per saper condurre un colloquio, il timore di non riuscire a dare risposte od entrare in empatia. Ma ricordo anche con amarezza la perplessità delle persone che mi chiedevano “davvero per fare l’Assistente Sociale ci vuole la Laurea?" o dei primi utenti che arrabbiati, durante gli sportelli di accoglienza del pubblico, domandavano "E cosa ci state a fare voi se tanto non avete fondi per attivarci nessun tipo di sostegno economico?". Come se il Servizio Sociale fosse una semplice Banca erogatrice di fondi.


Ho capito ben presto che per fare l'Assistente Sociale mi sarei trova dover affrontare tanti pregiudizi. Innazitutto sì, per fare questo lavoro ci vuole un titolo di laurea, anche se non è sempre stato così: in passato vi era un diploma rilasciato dalle scuole dirette a fini speciali, poi trasformato con la L.341/1990 in diploma universitario.

Solo nel 2000 con il D.M. del 4 Agosto viene istituita la specifica classe di laurea che conosciamo oggi, quella in Servizio Sociale.


Inoltre per esercitare la professione, i laureati in Servizio Sociale devono conseguire l'abilitazione mediante l'esame di stato. Tale esame prevede delle prove diversificate a seconda che si acceda alla sezione A o B dell'Albo Professionale, istituito con la L. 23 Marzo 1993, n.84. Io personalmente ho sostenuto l'esame nella sessione di Novembre 2014 presso l'Università Cattolica di Milano e mi sono iscritta all'Albo nel Febbraio 2015.


La laurea in Servizio Sociale (classe L-39 – DM 270/2004) ha durata triennale e permette l'accesso all’Albo Professionale sez B. Alla sezione A si accede con la laurea magistrale (altri 2 anni dopo i precedenti 3) nella classe LM-87 – Servizio sociale e politiche sociali (D.M. 270/2004) e si acquisisce il titolo di Assistente Sociale specialista.


L'art. 22 e 23 del D.P.R. 328/2001 prevedono che l'esame si strutturi in prove scritte, orali e pratiche e per il superamento occorre una conoscenza approfondita della legislazione e della deontologia professionale. Gli esami di Stato hanno luogo ogni anno in due sessioni (primaverile ed autunnale) con Ordinanza del Ministero dell'Università e della Ricerca, in cui vengono indicate altresì le sedi di esame, di solito coincidenti con gli atenei.


La professione è dunque regolata da un quadro normativo relativamente recente, orientata all'interno di un Codice Deontologico e guidata da un Ordine Professionale, articolato su base territoriale. Esso è costituito da 20 Ordini Regionali, Consigli Regionali e dal Consiglio Nazionale.


L’Ordine raccoglie la comunità professionale e ne è la sua espressione, a tutela sia dei professionisti iscritti sia degli interessi di coloro che, quali utenti dei servizi, debbono essere garantiti in base alle prestazioni ed alla qualità ottenuta. L’Ordine ha la natura giuridica di ente pubblico non economico ed è sottoposto alla vigilanza del Ministero della Giustizia.


ll nuovo Codice Deontologico, che fissa invece i principi della professione, è stato recentemente riformato ed è entrato in vigore il 1° giugno 2020, dopo due anni di tavoli di discussione per la sua modifica. Esso si divide in IX titoli ed è composto da 86 articoli. Le norme che contiene sono alla base dell'esistenza stessa dell'organizzazione professionale, dando così affidabilità all'intera categoria professionale e quindi migliorandone la sua credibilità.


Il Codice al titolo VII, Capo III artt. da 56 a 66, prevede e disciplina l’esercizio della libera professione. Gli articoli esplicano principi importanti a cui deve attenersi il lavoratore autonomo per poter esercitare la sua attività, nella massima trasparenza. Pertanto il libero professionista deve qualificarsi chiaramente e utilizzare i segni distintivi dello studio professionale; saper adeguare la qualità e la quantità degli incarichi sulla base del proprio intervento e dei mezzi a disposizione. La conseguenza è che occorre saper declinare gli incarichi che non si riescono ad espletare con sufficiente cura e specifica competenza. L'incarico deve risultare da un contratto in forma scritta e firmato dalle parti, nel quale devono essere riportati gli estremi della polizza assicurativa del professionista.


Si deduce come il nuovo Codice ha preso coscienza e si è adeguato all’evoluzione sociale, economica e giuridica dedicando alla libera professione uno spazio che non era previsto in quello precedente.


La verità è che esercitare la libera professione è un "terno al lotto". Ci si trova a sperimentare tutti i ritardi, le difficoltà ed i pregiudizi che caratterizzano il nostro ruolo. Il libero mercato, la concorrenza, la disponibilità e la non sovrapponibilità dell'offerta pubblica. Si tratta di costi, tempi e spendibilità. Sono tutti fattori di rischio e di difficoltà che personalmente però mi hanno spronata ad invertire la rotta. Io in questa professione ho sempre e da sempre creduto, anche quando mi sono dovuta scontrare con le falle del sistema, nella fatica di collocarmi all’interno dei parametri imposti dal pubblico.


Liste d'attesa, prestazioni parcellinate, operatori irraggiungibili, che devono muoversi entro disposizioni e disponibilità economiche dettate da “Entità Superiori”.

Ritrovarsi quotidianamente a fare i conti con la "mancanza di tempo": non c'è spazio per l'ascolto ma si vive a contatto con la fatica altrui e ciò ci rende vulnerabili. Supervisioni o riposi, necessari ed imprescindibili, vengono a malapena immaginati in Servizi che lavorano in "emergenza” e quando ci sono, garantiti a singhiozzi, forse, se siamo bravi, dipende.


Se poi consideriamo che oltre il 93% degli assistenti sociali è donna (fonte: Albo Unico Assistenti Sociali Cnoas) ci imbattiamo nella conciliazione dei tempi di vita e lavoro con l'arrivo e la presenza dei figli. Nel 2021 gli Assistenti Sociali iscritti all'Albo in Italia sono 46.178 (cnoas.org) ma di questi solo il 2.1 % esercita la libera professione.


Essere liberi professionisti nel sociale, alle condizioni che vi ho elencato, è un salto nel buio. Occorre attrezzarsi: avere alle spalle una discreta esperienza per sapere dove andare e cosa invece non ripetere. E poi alcune risposte, una fra tutte alla domanda che prima o poi arriverà come un proiettile: come e perchè giustificare la presenza di un’assistente sociale privato, quando posso ottenere delle consulenze, una prestazione (ecc...) in modo gratuito, accedendo ai Servizi Pubblicli?


La controdomanda che vi propongo é: perchè l'assistente sociale non riesce ancora ad oggi ad essere considerato al pari degli altri professionisti, capace di fornire consulenze specialistiche privatamente? Perchè il più delle volte la professione viene letta come una lente d'ingrandimento combina-guai, giudicante e scarsamente collaborativa? E perchè non dovrei essere disponibile a pagare se mi vengono offerte delle risposte personalizzate, un aiuto immediato, un ascolto ed un sostegno centrato sui miei bisogni, nei momenti di difficoltà della mia vita, da un parere esperto, che può aiutarmi ed attivarsi per me e con me?


Difficile spiegare che l'assistente sociale progetta, ascolta, sostiene, incoraggia, trova le risposte anche quando mancano, anche se sono ipotesi, aiuta il pensiero, attiva reti, insomma può essere una vera risorsa. Crediamo davvero ed ancora all'immagine spesso stereotipata della professione, la più comune? Ovvero quella dell’operatore-burocrate che, senza infamia nè gloria, allontana i bambini, strappandoli crudelmente ed ingiustamente alle cure della famiglia di origine? Che poi per far questo ci vuole un Tribunale, un Giudice, una valutazione multidimensionale, un quadro normativo di riferimento centrato sul superiore interesse del minore (art. 403 cod. civ. rubricato come intervento della pubblica autorità a favore dei minori) ma soprattutto tanto pelo sullo stomaco ed una buona dose di insonnia?


E così in questo anno, a fronte di tutte queste riflessioni e di 10 anni spesi nel Servizi Pubblici, ho deciso di invertire la rotta. Ci vuole coraggio ma io ho sempre sentito una spinta motivazionale che mi conduce a fare la differenza. Ho creato "il mio spazio" al fine di adottare misure di intervento non stereotipate e volte all'accoglienza adeguata e personalizzata dei bisogni. Credo che un ascolto di qualità possa essere realizzabile, un colloquio ed una presa in carico possano venir personalizzate, e possa crearsi davvero quel ponte fra bisogno del singolo e disponibilità del sistema, che nei Servizi Pubblici fatichiamo ad intravedere. Un servizio privato offre la possiblità di ”darsi del tempo” e spiegare il burocratese dei Servizi con parole che tutti possiamo comprendere.


Oltre al coraggio, ho trovato una rete di persone che hanno voluto collaborare con me e che hanno creduto nel mio progetto, mi hanno sostenuta, mi hanno fatto immaginare che fosse possibile...tutto questo mi ha portata dove sono oggi, ad investire davvero sulla professione, per come l’ho sempre intesa io, e finalmente anche su me stessa.


Benvenuti nello studio Cambiamenti, benvenuti in una realtà nuova fatta di determinazione e tempi calibrati sulle vostre esigenze. Siamo dalla stessa parte ed io, alla luce di tutte queste riflessioni, del mio bagaglio di esperienza e formazione...sono pronta e felice di ascoltarvi e mettermi in gioco con e per voi!


Valeria Schiesaro

Assistente Sociale Libera professionista

371.5198964


FONTI:

- https://www.progettofamigliaformazione.it/

- https://cnoas.it/

- "L'assistente Sociale. Manuale completo per la preparazione ai concorsi e all'esame di abilitazione", Ed. Simone, 2021

- "Assistente Sociale e libera professione: un connubio possibile", Simonetta Filippini, in Focus Welfare Oggi, 2017


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